BIOGRAFIA - Il perfezionista della bici / La rinuncia all'azzurro
In questa sezione trovate tutta la storia e le vittorie di Gianni.
Un perfezionista della bicicletta
Quasi quotidianamente Gianni si reca nell’officina di
Ernesto Colnago per la messa a punto del mezzo meccanico.
Ernesto ed il fratello Paolo ne assecondano i desideri. Il
biondo atleta è un meticoloso della funzionalità
della bici e delle inclinazioni dei telai. Fortunatamente,
almeno nella scelta dei rapporti, non ha bisogno di essere
un "maniaco": la sua agilità gli consente
di azionare, senza dispendio energetico, rapporti più
corti degli altri, pedalando sui percorsi altimetricamente
difficili senza patire scompensi.
I successi ottenuti tra gli allievi che Gianni ricorda più
volentieri sono il Giro della Provincia di Como a tappe (da
lui vinto nelle edizioni '61 e '62) e il Campionato italiano
a Terni('62).
II '63 è l'ultima stagione nelle categorie giovanili;
sempre per la Faema, sotto la guida del suo affezionato direttore
sportivo Vittorio Seghezzi (ex corridore professionista) vincerà
in tutto 13 corse, tra i dilettanti.
Nel dilettantismo i migliori, quelli cioè come Gianni,
vengono chiamati a rappresentare l'Italia ai mondiali o ai
cimenti internazionali.
La rinuncia all'azzurro dei "Puri"
Quando sente parlare di maglia azzurra,
il dilettante Motta arriccia il naso e i dirigenti federali
lo trattano come un indisciplinato, sospendendolo. "Non
voglio bruciarmi prima di diventare professionista",
dice il Gianni agli amici. Ma nel frattempo i selezionatori
si arrabbiano perché con lui potrebbero ottenere risultati
eclatant!. Essendo un atleta brillante, capace di scattare
in qualunque momento e di rispondere agli scatti dei grimpeurs,
non vuole appesantirsi prestando le proprie gambe alla Nazionale
della 100 chilometri. Per la verità sarebbe disposto
a disputare il mondiale su strada a Renaix. Avendo detto di
no alla crono squadre e a chi lo voleva in azzurro all'estenuante
Berlino-Praga-Varsavia, viene punito con l'esclusione dalla
formazione degli stradisti per il mondiale.
A dar ragione
a Gianni sono gli esperti che, avendo visto in lui le qualità
del Campione, temono che esercitando su di lui delle pressioni
lo si possa dawero spompare.
Ha scritto recentemente Rino Negri su "la Gazzetta dello
Sport"-. "Motta aveva ragione a dire che la maggior
parte dei dilettanti italiani azzurri, diventati poi professionisti,
avevano fallito. Pochi giornalisti lo difesero, salvo poi
dire il contrario quando Motta mise più volte paura
a Merckx"